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La “buona ossessione” di Renzo Piano diventa realtà

 

Si chiama “Diogene”, misura sei metri quadri e ha la struttura in legno la casa minimalista del grande architetto.

Il 12 giugno scorso nel Campus Vitra di Weil am Rhein è stata costruita Diogene, un’unità abitativa minima. Sulla collina tra la VitraHaus e la cupola geodetica, l’architetto italiano Renzo Piano ha sviluppato con il Renzo Piano Building Workshop il più piccolo edificio del Campus, che è nel contempo il più grande prodotto Vitra.
L’idea della dimora minima, spiega Renzo Piano in un’intervista, lo aveva incuriosito sin dagli anni dell’università, era per così dire un’ossessione, una “buona” ossessione. Uno spazio abitativo di due metri per due metri per due, lo spazio sufficiente per un letto, una sedia e un tavolino, era il tipico sogno di uno studente di architettura.

 


A quel tempo non poteva realizzare quest’idea, ma verso la fine degli anni Sessanta, quando Piano insegnava all’Architectural Association di Londra, costruì con i suoi studenti case in miniatura sulla Bedford Square. Nel corso della sua carriera l’architetto ha progettato inoltre barche, auto, e qualche anno fa le celle per il convento delle Clarisse di Ronchamp. Anche in quel caso si trattava di minimizzare l'ambiente abitativo, non per motivi di efficienza economica, bensì di rinuncia, di consapevole privazione.


La casa minima è un’idea che continua ad affascinare Piano, soprattutto in un momento in cui il suo ufficio si occupa di progetti di grandi dimensioni, come quello che, al momento del suo completamento nel 2012, era il grattacielo più alto d’Europa, lo Shard di Londra. Circa dieci anni fa, Renzo Piano cominciò di propria iniziativa e senza committenti a sviluppare una piccola casa di questo tipo. A Genova vennero costruiti vari prototipi: in compensato, in cemento e, infine, in legno. L'ultima variante del progetto intitolato “Diogene” fu pubblicata nell'autunno del 2009 nell’edizione monografica “Being Renzo Piano” della rivista italiana “Abitare”: una casa in legno con tetto a due falde di 2,4 x 2,4 metri di superficie, una linea di colmo di 3,2 metri di altezza e del peso di 1,2 tonnellate. Tramite l’articolo di giornale, Piano presentò al pubblico la sua visione, osservando, tuttavia, in un commento, che occorreva un committente per proseguire con la realizzazione del progetto “Diogene”. Infine trovò il partner ideale in Rolf Fehlbaum, presidente di Vitra AG con cui a fine giugno 2010 decisero di promuovere il progetto. Fehlbaum aveva letto il numero di “Abitare” e fu subito attratto dalle idee di Renzo Piano in quanto riteneva Vitra non un semplice produttore di oggetti individuali di design ma considerava l’arredamento come una parte essenziale dell’ambiente umano. Se guardiamo alla storia del design d’arredamento notiamo che si è sempre trattato di una riqualificazione degli spazi vitali delle persone. Alla fine di giugno del 2010 ci fu un incontro tra Renzo Piano e Rolf Fehlbaum che all’epoca facevano entrambi parte della giuria del premio Pritzker. Nel corso di questo incontro si accordarono per continuare insieme il progetto “Diogene”. Dopo tre anni di progettazione e sviluppo, in occasione dell’Art Basel 2013, è stato presentato un nuovo prototipo di “Diogene” nel Vitra Campus, e, precisamente, nell'area verde antistante la VitraHaus. Non si tratta di un progetto concluso ma di un’installazione sperimentale che permette a Vitra di testare il potenziale della casa minimalista. Si è trattato di un grande cambiamento: mentre infatti di solito vengono presentati al pubblico solo i prodotti pronti a essere realizzati in serie, in questo caso si è deciso di lasciare che il pubblico prendesse parte nella sperimentazione di “Diogene” proprio per la complessità del progetto di Renzo Piano. I fuutri sviluppo del progetto stesso e la scelta di iniziare una produzione di serie verranno decisi più avanti nel tempo.

 


L’idea della casa minimalista
La semplice e arcaica casa situata nella natura che - sulla base degli antichi concetti teorici dell’architetto romano Vitruvio - segna l’inizio della tecnologia e dell’architettura, ha conosciuto un rinnovato interesse alla fine del diciottesimo secolo come risulta con evidenza dall’acquaforte della capanna di Vitruvio che venne inserita nella seconda edizione del 1752 dell’ “Essai sur l’Architecture di Marc-Antoine Laugier. Da allora l’idea della casa minimalistta ha ripetutamente affascinato gli architetti, pensiamo ad esempio alla famosa capanna di legno di Le Corbusier. A volte l’attenzione si focalizzava sugli aspetti formali, altre sulle considerazioni sociali come “l’appartamento di sussistenza” di cui si discusse a lungo nel corso degli anni Venti e Trenta. Negli anni Sessanta, caratterizzati dallo strutturalismo, le unità minimaliste venivano combinate in gruppi. Nel passato recente la discussione si è orientata sulle case mobili da utilizzare in caso di catastrofi naturali o in zone colpite dalla guerra. [continua]

 

Com’è fatto Diogene
“Diogene” non è un riparo di emergenza, ma un rifugio scelto volontariamente. Funziona in diverse condizioni climatiche e indipendentemente dalle infrastrutture esistenti, come sistema autonomo. L’acqua necessaria viene raccolta dalla casa stessa e pulita dopo l’uso, la corrente viene generata autonomamente e l'ingombro è ridotto al minimo.Viviamo in un’epoca in cui la domanda di sostenibilità ci obbliga a minimizzare la nostra impronta ecologica. A questo postulato si affiancail desiderio di conecentrare e ridurre l’ambiente abitativo al minimo indispensabile. “Diogene” può ricordare ciò che Henry D. Thoureau scrisse in un passo del suo libro “Walden/Life in the woods” nel 1854: “Mi recai nel bosco perché volevo vivere deliberatamente, affrontare solo i fatti essenziali della vita e vedere la lezione che ne avrei imparato”. Non è una coincidenza che Piano definisca il suo progetto come “romantico” e che enfatizzi l’aspetto del “silenzio spirituale” che lo contraddistingue: “Diogene ti fornisce ciò di cui hai bisogno e niente di più”. “Diogene” prende il nome dall'antico filosofo Diogene, che viveva in una botte perché riteneva superfluo il lusso mondano, ed è una soluzione abitativa ridotta all’essenziale, che funziona in totale autonomia come sistema a circolo chiuso ed è pertanto indipendente dal suo ambiente. Con una superficie di 2,50 x 3,00 metri, può essere caricata su un camion già completamente assemblata e arredata e trasportata in qualsiasi luogo.
Nonostante “Diogene” corrisponda esternamente all'idea di una casa semplice, è in realtà un’opera ingegneristica altamente complessa, dotata di vari impianti e sistemi tecnici che garantiscono l’autosufficienza e l’indipendenza dalle infrastrutture locali: celle fotovoltaiche e pannelli solari, serbatoio di acqua piovana, toilette biologica, ventilazione naturale, finestre con doppia vetrocamera. Per ottimizzare il consumo energetico, Renzo Piano collabora con Matthias Schuler della nota società Transsolar, per la statica con Maurizio Milan (Favero & Milan).
“Diogene” è dotata di tutto il necessario per vivere. La parte frontale è utilizzata come spazio abitativo: da un lato vi è un divano letto, dall'altro un tavolo pieghevole sotto la finestra. Dietro un divisorio vi sono doccia e toilette, nonché una piccola cucina ridotta anch’essa all'essenziale. Casa e dotazioni formano un'unità. La struttura è di legno e il suo carattere caldo e comodo si irradia anche all'interno. Per proteggerla dalle intemperie, l’esterno è provvisto di un rivestimento in alluminio. Con il suo tetto a doppio spiovente, la forma della casa richiama l’archetipo dell’abitazione umana, tuttavia, con i suoi angoli arrotondati e il rivestimento integrale della facciata, “Diogene” si presenta al tempo stesso quale prodotto contemporaneo.  Non è una banale capanna, ma un rifugio tecnicamente perfetto ed esteticamente attraente. La grande sfida era progettare un prodotto complesso che fosse adatto alla produzione industriale in serie. “Questa piccola casa è il risultato finale di un lungo, lungo viaggio in parte guidato da desideri e sogni ma anche dalla tecnica e da un approccio scientifico” spiega Renzo Piano.

“Diogene” può avere molteplici utilizzi: può servire da casa per il weekend, da studiolo, da piccolo ufficio. Può essere collocato nel mezzo della natura o vicino al proprio posto di lavoro o anche come una sua versione semplificata nel mezzo di un ufficio open-space. Può anche essere concepito, se utilizzato in gruppi di diverse unità, come un albergo informale o una guest house. “Dioegene” è così piccolo che funziona come il ritiro ideale, ma, coscientemente, non è stato progettato per soddisfare tutte le esigenze nello stesso momento. La comunicazione, ad esempio, avrà luogo da qualche altra parte e per questo “Diogene” invita a ridefinire il rapporto tra l’individuo e la società.

SCHEDA PROGETTO

Ubicazione
Weil am Rhein (Svizzera)

Committente
Vitra

Progettazione
Renzo Piano Building Workshop

Design team
Susanna Sacrabicchi, Emanuele Donadel, Milly Rossato-Piano, Paolo Colonna)

Consulenti
Favero & Milan Ingegneria (struttura); Transsolar Energietechnik (impianti solari); Vitra AG (project management, controllo costi)

LINK

www.rpbw.com
www.vitra.com

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